Dr. Gaggio Garcia
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Medicina Rigenerativa del Volto - Terapia Autologa Rigenerativa

Medicina rigenerativa del viso: TAR, grasso autologo, protocolli di innesto aiposo, microfat e nanofat per volume, qualità cutanea e ringiovanimento naturale.

Dr. Leonardo Gaggio Garciadi Dr. Leonardo Gaggio Garcia · Chirurgo estetico e maxillo-facciale

Medicina rigenerativa del Volto: dalla biologia alla Terapia Autologa Rigenerativa (TAR)

La medicina rigenerativa rappresenta uno degli ambiti più interessanti della medicina contemporanea. Il suo obiettivo non è semplicemente sostituire ciò che è stato perso o mascherare un difetto, ma favorire la riparazione, il recupero e il miglioramento biologico dei tessuti, sfruttando i naturali meccanismi dell’organismo e, quando indicato, materiali biologici, cellule o altre tecnologie.

È un campo molto più ampio della sola medicina estetica e comprende ricerca sulle cellule, ingegneria tissutale, biomateriali, terapie biologiche e strategie volte a riparare o sostituire tessuti danneggiati. Il concetto comune è quello di cercare di ripristinare struttura e funzione dei tessuti, anziché limitarsi a correggerne temporaneamente l’aspetto.

Anche nel ringiovanimento del viso questo principio sta acquisendo un ruolo crescente. L’invecchiamento facciale, infatti, non dipende soltanto dalla comparsa delle rughe. Coinvolge contemporaneamente cute, tessuto adiposo, legamenti, muscoli e strutture scheletriche, ma riguarda anche i meccanismi biologici sottesi alla riparazione tissutale.

Per questo motivo, un approccio moderno al ringiovanimento non dovrebbe limitarsi a “riempire una ruga”, ma considerare il volto nella sua globalità, cercando di intervenire sulla qualità dei tessuti, sulla perdita di volume e sulle proporzioni del viso.

È in questo contesto che si inserisce la Terapia Autologa Rigenerativa.

Che cos’è la medicina rigenerativa?

La medicina rigenerativa è un settore interdisciplinare che studia strategie capaci di riparare, rigenerare o sostituire cellule e tessuti compromessi, con l’obiettivo di recuperarne il più possibile struttura e funzione.

Il concetto di rigenerazione è diverso dalla semplice sostituzione. Un trattamento sostitutivo introduce qualcosa dall’esterno per compensare ciò che manca; un approccio rigenerativo cerca invece, quando possibile, di utilizzare o stimolare le capacità biologiche dei tessuti.

In senso generale, la medicina rigenerativa comprende diverse aree:

  • terapie cellulari;
  • ingegneria tissutale;
  • biomateriali e scaffold;
  • fattori biologicamente attivi;
  • derivati ematici autologhi;
  • tessuto adiposo e suoi derivati;
  • strategie volte a modulare guarigione, vascolarizzazione e rimodellamento tissutale.

In medicina estetica e nella chirurgia del volto, alcune applicazioni sono già entrate nella pratica clinica, mentre altre rimangono oggetto di studio e devono essere interpretate con prudenza.

Medicina rigenerativa e ringiovanimento del viso

Il viso invecchia in maniera tridimensionale.

Nel corso degli anni non cambia soltanto la superficie della pelle. Si modificano progressivamente:

  • qualità, elasticità e spessore cutaneo;
  • distribuzione e volume dei compartimenti adiposi;
  • posizione dei tessuti molli;
  • supporto legamentoso;
  • muscolatura;
  • struttura ossea del massiccio facciale.

La perdita di volume è quindi solo uno dei fenomeni coinvolti, ma è particolarmente importante.

La riduzione o redistribuzione del tessuto adiposo può contribuire alla comparsa di tempie scavate, perdita della proiezione zigomatica, solchi facciali più evidenti, transizione palpebra-guancia meno armonica e modificazione dei contorni del volto.

Allo stesso tempo, il rilassamento dei tessuti determina alterazioni che non possono essere corrette semplicemente aggiungendo volume.

Per questo motivo rigenerazione, volumizzazione e lifting non sono sinonimi, ma strumenti differenti che possono essere utilizzati singolarmente o integrati all’interno di un piano personalizzato.

Che cos’è la Terapia Autologa Rigenerativa?

Con il termine Terapia Autologa Rigenerativa (TAR) si può indicare un approccio che utilizza materiali biologici ottenuti dallo stesso paziente per migliorare volume, qualità e caratteristiche dei tessuti del viso.

“Autologo” significa infatti proveniente dallo stesso organismo che lo riceve.

Il vantaggio fondamentale dei materiali autologhi è quello di utilizzare tessuti appartenenti al paziente stesso, evitando la presenza permanente di un materiale estraneo e riducendo il rischio di reazioni immunologiche nei confronti del materiale impiantato.

Il grasso autologo nel ringiovanimento del viso

Il grasso autologo, utilizzato attraverso tecniche di lipofilling, occupa una posizione particolare nella chirurgia estetica e ricostruttiva del viso.

Non è soltanto un materiale per aumentare il volume.

Il tessuto adiposo è un tessuto biologicamente complesso che contiene adipociti, matrice extracellulare, microvascolarizzazione e diverse popolazioni cellulari stromali.

Per questo motivo il suo utilizzo può avere una duplice funzione:

  • strutturale, perché consente di ripristinare volumi e contorni;
  • biologica, perché l’interazione tra tessuto adiposo trapiantato e tessuti riceventi può favorire processi di vascolarizzazione e rimodellamento.

Come viene eseguito il lipofilling del viso?

Il principio del lipofilling del viso è relativamente semplice, anche se la tecnica richiede precisione.

Una piccola quantità di tessuto adiposo viene generalmente prelevata da una zona donatrice, come addome, fianchi o cosce, mediante una procedura di aspirazione delicata.

Il materiale viene quindi processato attraverso specifici protocolli e preparato in funzione dell’area che dovrà essere trattata.

Infine viene reimpiantato nel volto attraverso cannule di piccolo calibro, distribuendolo in quantità controllate e su diversi piani anatomici.

La precisione con cui il grasso viene depositato è fondamentale perché le cellule trapiantate devono entrare rapidamente in contatto con tessuti ben vascolarizzati per poter sopravvivere.

Le fasi della Terapia Autologa Rigenerativa

Macrofat, microfat e nanofat: non tutto il grasso viene utilizzato allo stesso modo

Uno degli sviluppi più interessanti della medicina rigenerativa estetica è la possibilità di processare il tessuto adiposo in maniera differente a seconda dell’obiettivo.

Non esiste quindi un unico “lipofilling”.

Macrofat: per ricostruire il volume

Il macrofat mantiene particelle adipose relativamente grandi e viene utilizzato principalmente quando è necessario ottenere una vera correzione volumetrica.

Può essere indicato, ad esempio, per:

  • regione zigomatica;
  • guance;
  • tempie;
  • mento;
  • alcuni deficit dei tessuti molli.

L’obiettivo è ricostruire tridimensionalmente il volume perso rispettando anatomia e proporzioni del volto.

Microfat: maggiore precisione nei tessuti più delicati

Il microfat viene processato in particelle più piccole, che consentono un’iniezione più precisa attraverso cannule di calibro ridotto.

Può essere utile nelle aree nelle quali è necessario combinare una volumizzazione delicata con una distribuzione molto controllata del tessuto adiposo.

Nel viso questo concetto è particolarmente importante, perché pochi millimetri possono modificare significativamente le transizioni tra le diverse subunità anatomiche.

Nanofat: soprattutto qualità cutanea

Il nanofat rappresenta un concetto differente.

Attraverso una lavorazione meccanica del tessuto adiposo si ottiene un’emulsione nella quale la componente adipocitaria integra è ridotta. Di conseguenza il nanofat non viene utilizzato principalmente per creare volume.

Il suo interesse è legato soprattutto alla componente stromale e biologica del tessuto adiposo.

Per questo motivo viene studiato e utilizzato per il miglioramento di:

  • texture cutanea;
  • rughe superficiali;
  • discromie;
  • qualità della regione perioculare;
  • fotoinvecchiamento;
  • alcune cicatrici.

La frazione vascolo-stromale del tessuto adiposo

All’interno del tessuto adiposo è presente una popolazione eterogenea di cellule conosciuta come frazione vascolo-stromale, o SVF.

Comprende diverse componenti cellulari coinvolte nell’omeostasi e nella riparazione dei tessuti.

È proprio questa ricchezza biologica ad aver reso il tessuto adiposo particolarmente interessante nella ricerca sulla medicina rigenerativa.

Studi sperimentali e clinici hanno valutato tecniche di arricchimento del grasso con componenti cellulari derivate dal tessuto adiposo con l’obiettivo di migliorare la sopravvivenza dell’innesto.

Si tratta tuttavia di un settore nel quale è importante distinguere tra la normale manipolazione meccanica del tessuto adiposo utilizzata nelle procedure cliniche e tecniche più complesse di isolamento o manipolazione cellulare, che possono essere sottoposte a specifiche normative.

Per questo la scelta della metodica deve sempre rispettare indicazioni cliniche, evidenze scientifiche e quadro regolatorio applicabile.

PRP e medicina rigenerativa del viso

Un altro trattamento autologo frequentemente associato alla medicina rigenerativa è il PRP – Platelet-Rich Plasma, o plasma ricco di piastrine.

Viene ottenuto da un prelievo di sangue del paziente e successiva centrifugazione, con lo scopo di concentrare le piastrine e i mediatori biologici da esse rilasciati.

Nel campo del ringiovanimento del viso viene studiato per possibili effetti sulla qualità cutanea e può essere utilizzato da solo oppure in associazione ad altre procedure, come microneedling, laser o trattamenti chirurgici.

Diversi studi riportano miglioramenti di alcuni parametri cutanei, ma l’interpretazione dei risultati richiede cautela.

Le revisioni sistematiche disponibili sottolineano infatti una notevole eterogeneità dei protocolli di preparazione del PRP, delle concentrazioni utilizzate e dei sistemi con cui vengono valutati i risultati.

Terapia Autologa Rigenerativa e filler: qual è la differenza?

Filler e grasso autologo non devono essere considerati necessariamente trattamenti concorrenti.

Sono strumenti differenti.

I filler a base di acido ialuronico permettono generalmente una correzione immediata e molto precisa attraverso una procedura ambulatoriale relativamente rapida.

Il grasso autologo richiede invece un piccolo prelievo, una lavorazione e un successivo innesto, ma permette di trasferire nel volto un tessuto appartenente allo stesso paziente.

Esiste inoltre una differenza concettuale importante.

Con il filler l’obiettivo principale è aggiungere volume attraverso un materiale iniettato.

Con il grasso autologo nella TAR, oltre alla volumizzazione, viene trasferito un vero tessuto biologico, con una propria matrice, componente cellulare e capacità di integrarsi con il tessuto ricevente.

La scelta non dovrebbe quindi basarsi sull’idea che un trattamento sia sempre “migliore” dell’altro, ma sulla corretta indicazione anatomica.

Dove può essere utilizzato il grasso autologo nel viso?

Il grasso autologo del viso può essere impiegato in numerose regioni, ma la quantità, il piano anatomico e il tipo di preparazione devono essere differenti a seconda dell’area.

Tra le principali applicazioni vi sono:

Zigomi e guance

La perdita di volume del terzo medio può modificare le proporzioni del viso e accentuare indirettamente solchi e transizioni.

La TAR consente di ricreare volume distribuendolo tridimensionalmente.

Tempie

Lo svuotamento temporale è frequente con l’invecchiamento e può conferire al volto un aspetto più scheletrico.

È tuttavia una regione anatomicamente delicata, che richiede una conoscenza approfondita dei piani vascolari.

Regione perioculare

In pazienti selezionati, microfat e nanofat possono essere utilizzati nella transizione tra palpebra e guancia e per alcuni problemi qualitativi della cute perioculare.

La regione deve essere trattata con particolare cautela per la complessità anatomica e per la possibilità di complicanze specifiche.

Guancia e solchi del volto

In alcuni casi la ricostruzione volumetrica profonda può ridurre indirettamente l’evidenza di solchi e depressioni senza la necessità di riempire direttamente ogni singola piega.

Mento e profilo mandibolare

Il grasso può contribuire a correggere piccoli deficit dei tessuti molli e ad armonizzare alcuni contorni, sebbene importanti deficit scheletrici richiedano strategie differenti.

Medicina rigenerativa e lifting: due approcci complementari

Il ringiovanimento moderno del viso richiede di distinguere tra ptosi e perdita di volume.

Quando il problema principale è la discesa dei tessuti, aggiungere volume non sostituisce il loro riposizionamento.

Allo stesso modo, un lifting può riposizionare efficacemente i tessuti ma non necessariamente corregge ogni deficit volumetrico.

Per questo motivo la Terapia Autologa Rigenerativa può essere utilizzato come complemento del lifting facciale.

La chirurgia interviene sul rilassamento e sulla posizione dei tessuti; il grasso autologo può intervenire invece sulla componente volumetrica e, in alcune situazioni, sulla qualità dei tessuti superficiali.

È una delle ragioni per cui oggi il ringiovanimento del viso viene sempre più frequentemente pianificato in maniera tridimensionale e personalizzata, considerando contemporaneamente pelle, volume, struttura e posizione dei tessuti.

Terapia autologa rigenerativa per cicatrici e tessuti danneggiati

L’impiego del tessuto adiposo non è limitato alla medicina estetica.

Il fat grafting o innesto di tessuto adiposo autologo è utilizzato da anni anche in chirurgia ricostruttiva per il trattamento di deficit dei tessuti molli conseguenti a:

  • traumi;
  • interventi chirurgici;
  • malformazioni;
  • cicatrici;
  • atrofie dei tessuti;
  • ustioni.

Oltre alla correzione del volume, numerosi studi hanno descritto modificazioni della qualità, elasticità e consistenza dei tessuti cicatriziali dopo trattamento con tessuto adiposo.

Questo rappresenta probabilmente uno degli aspetti più interessanti della medicina rigenerativa applicata alla chirurgia: utilizzare il tessuto autologo non soltanto per ricostruire una forma, ma anche per cercare di migliorare le caratteristiche biologiche del tessuto trattato.

Quanto dura il grasso autologo nel viso?

Il grasso innestato non deve essere considerato equivalente a un filler riassorbibile.

Durante i primi mesi una parte del volume trasferito viene inevitabilmente riassorbita; la parte dell’innesto che riesce a vascolarizzarsi e integrarsi nei tessuti può invece persistere nel tempo come tessuto adiposo vitale.

La percentuale esatta è estremamente variabile.

Una meta-analisi dedicata al lipofilling facciale ha trovato una ritenzione media del volume di circa il 47%, con valori compresi tra circa il 26 e l’83% nei diversi studi. Questo ampio intervallo dimostra quanto il risultato possa dipendere da tecnica, area trattata, caratteristiche del paziente e metodo utilizzato per misurare il volume.

È più corretto spiegare che una parte del grasso viene riassorbita mentre la quota che attecchisce può diventare stabile, e che in alcuni casi può essere utile programmare una seconda seduta.

Da cosa dipende l’attecchimento del grasso?

La sopravvivenza del tessuto adiposo trapiantato dipende da numerosi fattori.

Tra i più importanti:

  • tecnica di prelievo;
  • manipolazione atraumatica del tessuto;
  • preparazione del graft;
  • dimensione delle particelle;
  • quantità depositata in ogni passaggio;
  • vascolarizzazione del tessuto ricevente;
  • regione anatomica;
  • caratteristiche individuali del paziente;
  • eventuali interventi precedenti o presenza di tessuto cicatriziale.

Uno dei principi fondamentali è evitare grandi accumuli di grasso in un unico punto.

Il tessuto viene generalmente distribuito in piccole quantità su differenti piani, aumentando il contatto tra innesto di grasso e tessuto vascolarizzato.

Quali risultati si possono ottenere?

La medicina rigenerativa del viso non deve essere presentata come una procedura capace di “fermare l’invecchiamento”.

L’obiettivo più realistico è migliorare alcuni dei cambiamenti anatomici e qualitativi che accompagnano il tempo, preservando per quanto possibile l’identità e le proporzioni del volto.

A seconda dell’indicazione, una Terapia Autologa Rigenerativa può contribuire a:

  • ripristinare volumi perduti;
  • rendere più armoniche alcune transizioni del volto;
  • migliorare la qualità dei tessuti;
  • correggere depressioni e irregolarità;
  • trattare alcuni esiti cicatriziali;
  • integrare un lifting facciale;
  • migliorare alcune caratteristiche della cute fotoinvecchiata.

Non tutti questi obiettivi vengono ottenuti con lo stesso tipo di preparazione del grasso.

Macrofat, microfat e nanofat hanno funzioni differenti e devono essere scelti in base al problema da trattare.

Cosa dice la ricerca scientifica?

Le evidenze disponibili sul trapianto di grasso autologo del viso sono complessivamente favorevoli, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione volumetrica.

La ricerca sta cercando soprattutto di comprendere meglio:

  • quali componenti del tessuto adiposo siano maggiormente responsabili dell’effetto biologico;
  • come standardizzare il processamento del grasso;
  • quali tecniche aumentino realmente la sopravvivenza dell’innesto;
  • quali pazienti possano beneficiare maggiormente di trattamenti rigenerativi;
  • quali combinazioni di trattamenti offrano un vantaggio clinicamente significativo.

La Terapia Autologa Rigenerativa è sicura?

La TAR presenta generalmente un profilo di sicurezza favorevole quando viene eseguito correttamente e con un’appropriata conoscenza dell’anatomia.

Le complicanze più comuni descritte comprendono:

  • edema;
  • ecchimosi;
  • irregolarità;
  • asimmetrie;
  • noduli;
  • cisti oleose;
  • necrosi adiposa;
  • infezioni, più raramente.

Una revisione di oltre 4.500 pazienti sottoposti a innesto adoposo del volto ha riportato complicanze in circa il 2% dei pazienti inclusi.

Come per qualsiasi materiale iniettato nel viso, esiste il rischio molto raro ma potenzialmente grave di iniezione intravascolare ed embolizzazione.

Proprio per questo il trattamento deve essere eseguito esclusivamente da medici con una conoscenza approfondita dell’anatomia vascolare del volto e delle corrette tecniche di iniezione.

Un approccio personalizzato alla medicina rigenerativa del viso

Non esiste una singola procedura rigenerativa adatta a tutti.

In alcuni pazienti il problema predominante è una perdita di volume.

In altri è soprattutto la qualità della pelle.

In altri ancora esiste un reale rilassamento dei tessuti che richiede un riposizionamento chirurgico.

La valutazione dovrebbe quindi partire dall’analisi dell’intero volto e non dalla richiesta di correggere una singola ruga.

Il principio è semplice: non aggiungere volume dove il problema è la discesa dei tessuti e non eseguire un lifting per correggere un deficit puramente volumetrico.

Quando indicata, la Terapia Autologa Rigenerativa può inserirsi all’interno di questo approccio come trattamento indipendente oppure come complemento di altre procedure.

Medicina rigenerativa del viso: verso un ringiovanimento più biologico

La medicina rigenerativa sta progressivamente modificando il modo di interpretare il ringiovanimento del viso.

Il passaggio concettuale è quello da una medicina estetica basata esclusivamente sulla correzione di un difetto visibile a un approccio che considera la biologia, l’anatomia e la qualità complessiva dei tessuti.

Il grasso autologo rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti di questa evoluzione perché permette di integrare volumizzazione e utilizzo di un tessuto biologico dello stesso paziente.

Microfat, nanofat, PRP e altre strategie autologhe ampliano ulteriormente le possibilità, pur richiedendo una valutazione critica delle evidenze scientifiche e una corretta selezione delle indicazioni.

L’obiettivo non dovrebbe essere trasformare il volto né inseguire un volume artificiale, ma recuperare proporzioni, qualità dei tessuti e armonia nel rispetto dell’identità individuale.

Domande frequenti

La medicina rigenerativa studia strategie finalizzate a riparare, rigenerare o sostituire cellule e tessuti danneggiati, cercando quando possibile di recuperare struttura e funzione. Comprende un insieme molto ampio di tecnologie, dalla terapia cellulare all’ingegneria tissutale fino all’utilizzo di materiali biologici autologhi.

La Terapia Autologa Rigenerativa utilizza materiali biologi proveniente dallo stesso paziente, come il tessuto adiposo, con l’obiettivo di ripristinare volume e migliorare determinate caratteristiche dei tessuti.

Può svolgere una funzione di volumizzazione simile a quella di un filler, ma biologicamente è molto diverso. Il grasso autologo è un tessuto vivente prelevato dal paziente e trapiantato in un’altra sede. Contiene adipociti, matrice extracellulare, componente stromale e microvascolare.

Una parte del grasso trapiantato viene riassorbita nei primi mesi. La quota che riesce a integrarsi e vascolarizzarsi può persistere nel tempo come normale tessuto adiposo. La percentuale di attecchimento è variabile e non può essere prevista con precisione nel singolo paziente.

Sì. Proprio perché l’attecchimento del tessuto adiposo è variabile, in alcuni casi una seconda seduta può essere utile per completare o perfezionare il risultato.

No. Se il problema principale è la discesa o il rilassamento dei tessuti, aggiungere volume o migliorare la qualità della pelle non equivale a riposizionarli. Terapia rigenerativa e lifting possono però essere complementari: il lifting interviene sulla posizione dei tessuti, mentre il grasso autologo può contribuire a ricostruire i volumi perduti.

Può essere valutata in pazienti che presentano: - perdita di volume del viso; - svuotamento di guance o tempie; - alterazioni della qualità cutanea; - alcuni tipi di occhiaia; - cicatrici o irregolarità dei tessuti; - esiti traumatici o chirurgici; - necessità di integrare una procedura di lifting. L’indicazione deve comunque essere stabilita attraverso una valutazione medica personalizzata.

Il profilo di sicurezza del lipofilling facciale è molto favorevole, ma non si tratta di una procedura priva di rischi. Accanto a effetti temporanei come gonfiore, ecchimosi o irregolarità, esistono complicanze rare ma potenzialmente serie legate soprattutto alla vascolarizzazione del volto. Per questo motivo conoscenza anatomica, corretta indicazione e tecnica di esecuzione sono fondamentali.

Fonti

  1. Technical Precision with Autologous Fat Grafting for Facial Rejuvenation: A Review of the Evolving Science
  2. Modern Fat Grafting Techniques to the Face and Neck
  3. First comparison of commercial systems to prepare nanofat: technical performances and biological quality differ among obtained products
  4. Antiaging treatment of the facial skin by fat graft and adipose-derived stem cells
  5. Nanofat in Plastic Reconstructive, Regenerative, and Aesthetic Surgery: A Review of Advancements in Face-Focused Applications
  6. Quantifying outcomes of autologous fat transplantation in different facial deformities: A systemic review and meta-analysis
  7. The Effects of Facial Lipografting on Skin Quality: A Systematic Review
  8. Improvement of facial scar appearance and microcirculation by autologous lipofilling
  9. Recent clinical trials with stem cells to slow or reverse normal aging processes
  10. Preparation and Utility of Platelet-Rich Plasma (PRP) for Facial Aging: A Comprehensive Review
  11. Facial Fat Grafting (FFG): Worth the Risk? A Systematic Review of Complications and Critical Appraisal

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Facial Plastic Surgery

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono una visita medica. Indicazioni, benefici, limiti e possibili complicanze devono essere valutati individualmente da un professionista qualificato.

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